Il nostro impegno con la CRI-Susa per i migranti al confine

di Cinzia Monteverdi

Oggi, i migranti che transitano per la Val di Susa sono soprattutto famiglie in arrivo dalla rotta balcanica. Ci sono bambini, neonati e donne incinte, tutti esposti, senza mezzi adeguati, alle rigide temperature del luogo.

“Fermiamo il naufragio di civiltà”; “Finisca il rimbalzo di responsabilità”; “Paura e cinico disinteresse uccidono. È tragico che in Europa qualcuno la consideri una questione che non lo riguardi”; “Chiusure e nazionalismi portano a conseguenze disastrose”. Sono anche parole come queste, quelle di un grande uomo che si chiama Francesco, il nostro Papa, esempio di cristianità sia per i laici sia per i cattolici, a spingerci con la Fondazione del Fatto Quotidiano ad affrontare un nuovo progetto.

Siamo stati contattati dalla Croce Rossa Italiana di Val Susa perché la aiutassimo ad assistere i migranti. Dal 2017 la Valle di Susa, naturale corridoio di collegamento tra l’Italia e la Francia, vede il transito di migliaia di persone migranti che tentano di valicare le Alpi in cerca di un futuro migliore; provengono dalla rotta mediterranea o dalla via dei Balcani. Nel compiere questo viaggio si espongono a grandi rischi, specie nel periodo invernale: rischiano di morire di stenti e di freddo.

Il lavoro dei volontari della Croce Rossa Italiana è fondamentale. Hanno l’obiettivo di proteggere i migranti fornendo ogni giorno e ogni notte aiuto materiale (con coperte termiche e bevande calde), informazioni, possibilità di un ricovero notturno o di un intervento in caso di emergenza. Spesso si ritrovano ad assistere intere famiglie con bambini piccoli. E anche in questo caso – come per gli altri progetti che ha in corso la Fondazione, e per i quali in poco tempo abbiamo raggiunto i risultati sperati – vogliamo sottolineare il lavoro meraviglioso dei volontari. Che anche in Valle di Susa ogni giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro, assistono persone nel tratto più difficile del loro percorso verso una vita migliore.

L’articolo completo è su ilfattoquotidiano.it

Condividi
News

La storia di Almas: “Una borsa di studio può salvarti la vita”

“Ricevere una borsa di studio, quando sono uscita dalla comunità, mi ha salvato la vita”. Il destino di Almas Khan, all’improvviso senza un risparmio e un posto dove andare, è cambiato perché qualcuno ha creduto in lei.

Continua
News

Arrivederci e buona vita! Storie delle partenze da Alcatraz

Dopo poco più di due mesi dall’arrivo ad Alcatraz di donne, bambini e ragazzi ucraini in fuga dalla guerra, i documenti sono pronti, il futuro è più vicino e si può decidere se restare o andare.

Continua
News

Fuga ad Alcatraz: il reportage di Silvia Truzzi

La “prigione da cui nessuno vuole scappare”, oggi casa di 26 rifugiati ucraini, donne e bambini arrivati in Italia grazie alla collaborazione tra la Fondazione del Fatto e la Fondazione Dario Fo e Franca Rame.

Continua