Alcatraz per l’Ucraina: aggiornamento del 27 marzo 2022

Bambini e ragazzi ucraini giocano ad Alcatraz.

Sono passati 10 giorni esatti dall’ultimo report, 17 giorni da quando è arrivato il primo gruppo di 22 donne e bambini, 9 giorni da quando è arrivato il gruppetto composto da 3 donne e una piccolissima bimba.

A noi sembra un secolo. Non è passato neanche un mese. Noi che cerchiamo già di immaginarci la vita tra due, tre, sei mesi. Loro che non sono ancora pronte a parlare “del domani”, ne allontanano il pensiero, cercando di tenere impegnate le mani. In tutto questo ci si mette anche la pandemia, che rende difficili le relazioni e facili le quarantene, soprattutto se hai due dosi di un vaccino non riconosciuto in Italia.

Il 20 marzo abbiamo festeggiato due compleanni. La prima a ricevere la torta è stata Mariia: consegna in camera causa variante omicron. Mariia è arrivata con il primo gruppo insieme a sua nipote Anna che ha 17 anni. Paola Conti le ha portato un regalo da parte di tutti i volontari, e Beatrice Faccini le ha preparato una torta deliziosa. Lubov ha trovato, tra le cose donate negli ultimi giorni, una bellissima camicia verde speranza e gliel’ha portata, Mariia si è commossa.

Angelina invece ha compiuto un anno, è il suo primo compleanno. È arrivata il giorno prima con Maryna, la sua mamma, la zia Alena e la cugina Viktoria (che ha 17 anni). Sono arrivate dopo quattro giorni di viaggio in macchina, si sono fermate in Slovenia e poi a Bologna, dove dei nostri amici le hanno ospitate una notte e hanno lasciato loro i soldi per fare il pieno alla macchina. Mentre erano in viaggio, ci hanno scritto se era possibile acquistare gli ingredienti per fare una torta per domenica, perché la piccola avrebbe festeggiato il compleanno. Beatrice ha preparato una torta bellissima a forma di 1. Le abbiamo impacchettato un peluche di Ro, il cucciolo di canguro di Winnie the Pooh, Angelina non smetteva di sorridere. In questi compleanni si cerca un po’ di normalità, cura e amore.

I due compleanni: la piccola Angelina con la sua mamma e Mariia che riceve la sua torta.

Il 22 marzo, alle 15.30, abbiamo programmato la prima lezione tenuta da Jacopo Fo: i giochi dello Yoga Demenziale. Dopo il primo momento di smarrimento generale, prese le misure dei tempi della mediatrice linguistica che doveva tradurre dall’Italiano all’Ucraino, il gruppo ha iniziato a entrare nella dinamica. La prima risata, come da programma, è scattata con l’esercizio del braccio che si alza da solo, ma il momento migliore è stato quello del gioco in cui Jacopo spiega come prendere al volo una banconota usando solo due dita. Hanno partecipato tutti: mamme, nonne, zie e bimbi dai 7 anni in su. Hanno continuato a ripetere gli esercizi fino all’ora di cena, ridendo come fossero un gruppo di vacanzieri.

Natalia con Jacopo Fo durante la lezione di Yoga Demenziale.jpg

La sera mi arriva una mail da Maria Cristina Dalbosco, l’oggetto è “Lezioni di Italiano”. Maria Cristina mi racconta quello che è successo qualche giorno fa, precisamente il 16 e il 17 marzo. Sembra di esser lì.

“Pronto? Ciao Federico! Ti chiamo per sentire se sia ancora valida l’offerta tua e di Arianna di aiutarci a organizzare un corso base di italiano ai nostri amici ucraini…”

Cosa possono aver risposto quelle due belle anime?!?

E così, 24 ore dopo, il lungo tavolo della veranda della Libera Università di Alcatraz è costellato di penne e schede di esercizi per i “grandi”, e di fogli pre-disegnati, matite, colori e colla per i più piccini.

“Io mi chiamo…” “Io vengo da…” “Come ti chiami? Da dove vieni?”

Arianna si presenta e la lezione comincia da subito. Ed è commovente, di lì a poco, vedere tutte le teste chine sui fogli e le penne tra le dita: dita di bambine e bambini, di ragazzi, dita curate di giovani mamme, di giovanissime donne, e poi le dita nodose delle nonne.

All’altro tavolo siedono i bimbi piccoli, memorizzano tutto a velocità supersonica! Ogni tanto si intercetta lo sguardo affettuoso e interrogativo di una delle mamme: “all right?” riferito al proprio piccolo o piccola. E al pollice su, risponde un sorriso, e poi si torna al foglio, c’è già il prossimo esercizio.

Il più piccolo in sala, Myhailo, ha due anni: ride, corre avanti e indietro giocando con una macchinina; Zlata, tre anni, resiste un po’ di più a disegnare, ma poi preferisce le ginocchia della mamma.

E poi c’è Lidiia, sembra la più anziana del gruppo anche se rispetto a Lubov – la nostra veterana, attiva come una trentenne – ha quasi dieci anni in meno. Lidiia si arrabbia, non vuole parlare o scrivere frasi, vuole prima capire come si pronuncia il nostro alfabeto. A… bi… ci… di… e trascrive ogni lettera in caratteri cirillici.

Un’ora e mezza è passata, e non ci sono segni di stanchezza, anzi: non riusciamo a staccare Arianna e Federico da quei due tavoli. Finché portiamo due vasi di biscotti e dichiariamo ufficialmente conclusa la lezione numero 1.

Un caffè insieme ai nostri due professori (Arianna e Federico fanno proprio questo, nella vita: insegnano italiano a stranieri) e la loro promessa di tornare la settimana prossima. Ci salutiamo così, con 22 sorrisi e 22 “ciao” che li rincorrono come un’eco, lungo la stradina che scende verso il fondovalle.

A proposito di Maria Cristina vi devo dire un’altra cosa: uno dei ragazzi, Nazar, in Ucraina frequentava un corso di boxe. Alla domanda “cosa ti piace fare” ci ha raccontato che lui si allena con i pugni. Maria Cristina conosce Mario Vignoli che, insieme a tutto il team di Kick Boxing Perugia, ci ha mandato due paia di guantoni e tutto il necessario per allenarsi. La nostra amica Mimma ci ha portato un sacco, Stefano Bertea lo ha appeso… Dal 20 marzo i ragazzi hanno passato tutti i giorni almeno un’ora a sfogarsi così, e alle 11.30 li trovi al Bar di Alcatraz a bersi un tè, apparentemente felici!

Lidiia impara l’alfabeto italiano; Myailo e Nazar in posa con il loro nuovo equipaggiamento da boxe.

Arriviamo al 24 marzo, un giorno speciale, è il compleanno di Dario (Dario Fo n.d.r.). La maggior parte di noi torna con la memoria ai compleanni degli ultimi anni, festeggiati in queste sale, una grande torta e un senso di famiglia lontano dalla routine della compagnia teatrale. Quest’anno non c’è stato tempo di organizzare eventi, tutte le nostre energie sono state messe a servizio dei nostri ospiti.

Mariia mi ha chiesto delle cesoie da giardino e un paio di guanti. Le fanno venire il nervoso i cespugli di alloro “in disordine” che ci sono di fronte alla sua camera. Mi dice che ha visto che ci sono alberi di fichi e chiede se le piante di albicocche sono selvatiche o piantate. Liza traduce in inglese. Le rispondo che è tutto selvatico.

In un maccheronico inglese tradotto in Ucraino le racconto che poco più giù, davanti alla casa dove sta Irina con i figli, c’è il giardino di Franca. Le dico che è mia nonna e che è volata in cielo. Lei mi dice “lo so, la conosco”, me lo dice in ucraino mimando con le mani, battendosi il petto con l’indice e facendo sì con la testa. La capisco senza traduzione. Sorrido. Mi dice che ha visto le rose e che vanno potate, che vuole curare le bordure, le aiuole e le piantine.

Intanto Liza mi parla dell’orto che avevano fatto la scorsa stagione a casa di sua madre, Irina. Che hanno coinvolto anche la piccola Zlata, le hanno spiegato che piantando i semi, dando acqua, poi nascono le piantine. Insieme ai volontari abbiamo parlato più volte dell’idea di fare un orto, un modo di impegnare le giornate, una grande soddisfazione quando poi porti a tavola la tua verdura. Quasi tutti qui ne hanno uno a casa. Oggi non ho resistito e gliel’ho detto: Liza, Mariia e Lydia erano entusiaste. Siamo d’accordo che appena finisce la quarantena lo proponiamo alle altre, che ci procureremo piantine e semi per il “vegetable garden” e fiorellini per le bordure intorno alla struttura centrale.

Nel frattempo sono arrivati Stefano e Jacopo. Un gruppo di amici ha telefonato per proporre di venire a costruire l’orto bioattivo, altri hanno proposto di regalare semi e piantine. Chiamo Paola Moro che aveva già in mente un’azienda a cui chiedere sementi. La terra è bassa ma rende felici.

Venerdì 25 marzo è stata una giornata di sole caldo, il gruppo aveva voglia di fare. Stefano, Natalia, Irina, Nina e Lidia hanno preparato per tutti pasta con totano, polpo e patate (rivisitata con un tocco ucraino). Io ho proposto al resto del gruppo di riaprire lo storico gazebo di Alcatraz. L’idea è piaciuta e abbiamo passato due ore a pulire e a sistemare sedie e tavoli. L’obbiettivo era mangiare finalmente all’aperto.

Stefano, Natalia, Irina, Nina e Lidia preparano la pasta che sarà servita poco dopo all’ombra dello storico gazebo di Alcatraz, appena rimesso in funzione con l’aiuto degli altri ospiti

Oggi è domenica 27 marzo, domani Stefano (che, tra le altre cose, coordina la corvet della cucina e gli approvvigionamenti) avrà la riunione con quello che amichevolmente abbiamo chiamato “consiglio di amministrazione”  del gruppo, formato da una rappresentante per ogni nucleo famigliare. L’argomento sarà il menu della settimana e la lista della spesa. Le ragazze sono diventate abbastanza autonome e noi stiamo imparando a conoscere le ricette tipiche della loro cucina. Oggi però le abbiamo iniziate alla grigliata umbra, il commento di Natasha e Nina è stato D.E.L.I.Z.I.O.S.O!

Stefano,Sofia,Anastasiia e la Grigliata.

Domani si inizia un’altra settimana, andiamo a letto con due obbiettivi:

  • scoprire le tradizioni della Pasqua Ucraina, in modo da non arrivare impreparati;
  • andare a prendere il cane di Liza e Zlata che ora si trova ancora in Ucraina, è arrivato da Kiev in una città a 50 km dal confine con la Romania.

 

27 marzo, Mattea Fo

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