Alcatraz per l’Ucraina: aggiornamento del 27 marzo 2022

Bambini e ragazzi ucraini giocano ad Alcatraz.

Sono passati 10 giorni esatti dall’ultimo report, 17 giorni da quando è arrivato il primo gruppo di 22 donne e bambini, 9 giorni da quando è arrivato il gruppetto composto da 3 donne e una piccolissima bimba.

A noi sembra un secolo. Non è passato neanche un mese. Noi che cerchiamo già di immaginarci la vita tra due, tre, sei mesi. Loro che non sono ancora pronte a parlare “del domani”, ne allontanano il pensiero, cercando di tenere impegnate le mani. In tutto questo ci si mette anche la pandemia, che rende difficili le relazioni e facili le quarantene, soprattutto se hai due dosi di un vaccino non riconosciuto in Italia.

Il 20 marzo abbiamo festeggiato due compleanni. La prima a ricevere la torta è stata Mariia: consegna in camera causa variante omicron. Mariia è arrivata con il primo gruppo insieme a sua nipote Anna che ha 17 anni. Paola Conti le ha portato un regalo da parte di tutti i volontari, e Beatrice Faccini le ha preparato una torta deliziosa. Lubov ha trovato, tra le cose donate negli ultimi giorni, una bellissima camicia verde speranza e gliel’ha portata, Mariia si è commossa.

Angelina invece ha compiuto un anno, è il suo primo compleanno. È arrivata il giorno prima con Maryna, la sua mamma, la zia Alena e la cugina Viktoria (che ha 17 anni). Sono arrivate dopo quattro giorni di viaggio in macchina, si sono fermate in Slovenia e poi a Bologna, dove dei nostri amici le hanno ospitate una notte e hanno lasciato loro i soldi per fare il pieno alla macchina. Mentre erano in viaggio, ci hanno scritto se era possibile acquistare gli ingredienti per fare una torta per domenica, perché la piccola avrebbe festeggiato il compleanno. Beatrice ha preparato una torta bellissima a forma di 1. Le abbiamo impacchettato un peluche di Ro, il cucciolo di canguro di Winnie the Pooh, Angelina non smetteva di sorridere. In questi compleanni si cerca un po’ di normalità, cura e amore.

I due compleanni: la piccola Angelina con la sua mamma e Mariia che riceve la sua torta.

Il 22 marzo, alle 15.30, abbiamo programmato la prima lezione tenuta da Jacopo Fo: i giochi dello Yoga Demenziale. Dopo il primo momento di smarrimento generale, prese le misure dei tempi della mediatrice linguistica che doveva tradurre dall’Italiano all’Ucraino, il gruppo ha iniziato a entrare nella dinamica. La prima risata, come da programma, è scattata con l’esercizio del braccio che si alza da solo, ma il momento migliore è stato quello del gioco in cui Jacopo spiega come prendere al volo una banconota usando solo due dita. Hanno partecipato tutti: mamme, nonne, zie e bimbi dai 7 anni in su. Hanno continuato a ripetere gli esercizi fino all’ora di cena, ridendo come fossero un gruppo di vacanzieri.

Natalia con Jacopo Fo durante la lezione di Yoga Demenziale.jpg

La sera mi arriva una mail da Maria Cristina Dalbosco, l’oggetto è “Lezioni di Italiano”. Maria Cristina mi racconta quello che è successo qualche giorno fa, precisamente il 16 e il 17 marzo. Sembra di esser lì.

“Pronto? Ciao Federico! Ti chiamo per sentire se sia ancora valida l’offerta tua e di Arianna di aiutarci a organizzare un corso base di italiano ai nostri amici ucraini…”

Cosa possono aver risposto quelle due belle anime?!?

E così, 24 ore dopo, il lungo tavolo della veranda della Libera Università di Alcatraz è costellato di penne e schede di esercizi per i “grandi”, e di fogli pre-disegnati, matite, colori e colla per i più piccini.

“Io mi chiamo…” “Io vengo da…” “Come ti chiami? Da dove vieni?”

Arianna si presenta e la lezione comincia da subito. Ed è commovente, di lì a poco, vedere tutte le teste chine sui fogli e le penne tra le dita: dita di bambine e bambini, di ragazzi, dita curate di giovani mamme, di giovanissime donne, e poi le dita nodose delle nonne.

All’altro tavolo siedono i bimbi piccoli, memorizzano tutto a velocità supersonica! Ogni tanto si intercetta lo sguardo affettuoso e interrogativo di una delle mamme: “all right?” riferito al proprio piccolo o piccola. E al pollice su, risponde un sorriso, e poi si torna al foglio, c’è già il prossimo esercizio.

Il più piccolo in sala, Myhailo, ha due anni: ride, corre avanti e indietro giocando con una macchinina; Zlata, tre anni, resiste un po’ di più a disegnare, ma poi preferisce le ginocchia della mamma.

E poi c’è Lidiia, sembra la più anziana del gruppo anche se rispetto a Lubov – la nostra veterana, attiva come una trentenne – ha quasi dieci anni in meno. Lidiia si arrabbia, non vuole parlare o scrivere frasi, vuole prima capire come si pronuncia il nostro alfabeto. A… bi… ci… di… e trascrive ogni lettera in caratteri cirillici.

Un’ora e mezza è passata, e non ci sono segni di stanchezza, anzi: non riusciamo a staccare Arianna e Federico da quei due tavoli. Finché portiamo due vasi di biscotti e dichiariamo ufficialmente conclusa la lezione numero 1.

Un caffè insieme ai nostri due professori (Arianna e Federico fanno proprio questo, nella vita: insegnano italiano a stranieri) e la loro promessa di tornare la settimana prossima. Ci salutiamo così, con 22 sorrisi e 22 “ciao” che li rincorrono come un’eco, lungo la stradina che scende verso il fondovalle.

A proposito di Maria Cristina vi devo dire un’altra cosa: uno dei ragazzi, Nazar, in Ucraina frequentava un corso di boxe. Alla domanda “cosa ti piace fare” ci ha raccontato che lui si allena con i pugni. Maria Cristina conosce Mario Vignoli che, insieme a tutto il team di Kick Boxing Perugia, ci ha mandato due paia di guantoni e tutto il necessario per allenarsi. La nostra amica Mimma ci ha portato un sacco, Stefano Bertea lo ha appeso… Dal 20 marzo i ragazzi hanno passato tutti i giorni almeno un’ora a sfogarsi così, e alle 11.30 li trovi al Bar di Alcatraz a bersi un tè, apparentemente felici!

Lidiia impara l’alfabeto italiano; Myailo e Nazar in posa con il loro nuovo equipaggiamento da boxe.

Arriviamo al 24 marzo, un giorno speciale, è il compleanno di Dario (Dario Fo n.d.r.). La maggior parte di noi torna con la memoria ai compleanni degli ultimi anni, festeggiati in queste sale, una grande torta e un senso di famiglia lontano dalla routine della compagnia teatrale. Quest’anno non c’è stato tempo di organizzare eventi, tutte le nostre energie sono state messe a servizio dei nostri ospiti.

Mariia mi ha chiesto delle cesoie da giardino e un paio di guanti. Le fanno venire il nervoso i cespugli di alloro “in disordine” che ci sono di fronte alla sua camera. Mi dice che ha visto che ci sono alberi di fichi e chiede se le piante di albicocche sono selvatiche o piantate. Liza traduce in inglese. Le rispondo che è tutto selvatico.

In un maccheronico inglese tradotto in Ucraino le racconto che poco più giù, davanti alla casa dove sta Irina con i figli, c’è il giardino di Franca. Le dico che è mia nonna e che è volata in cielo. Lei mi dice “lo so, la conosco”, me lo dice in ucraino mimando con le mani, battendosi il petto con l’indice e facendo sì con la testa. La capisco senza traduzione. Sorrido. Mi dice che ha visto le rose e che vanno potate, che vuole curare le bordure, le aiuole e le piantine.

Intanto Liza mi parla dell’orto che avevano fatto la scorsa stagione a casa di sua madre, Irina. Che hanno coinvolto anche la piccola Zlata, le hanno spiegato che piantando i semi, dando acqua, poi nascono le piantine. Insieme ai volontari abbiamo parlato più volte dell’idea di fare un orto, un modo di impegnare le giornate, una grande soddisfazione quando poi porti a tavola la tua verdura. Quasi tutti qui ne hanno uno a casa. Oggi non ho resistito e gliel’ho detto: Liza, Mariia e Lydia erano entusiaste. Siamo d’accordo che appena finisce la quarantena lo proponiamo alle altre, che ci procureremo piantine e semi per il “vegetable garden” e fiorellini per le bordure intorno alla struttura centrale.

Nel frattempo sono arrivati Stefano e Jacopo. Un gruppo di amici ha telefonato per proporre di venire a costruire l’orto bioattivo, altri hanno proposto di regalare semi e piantine. Chiamo Paola Moro che aveva già in mente un’azienda a cui chiedere sementi. La terra è bassa ma rende felici.

Venerdì 25 marzo è stata una giornata di sole caldo, il gruppo aveva voglia di fare. Stefano, Natalia, Irina, Nina e Lidia hanno preparato per tutti pasta con totano, polpo e patate (rivisitata con un tocco ucraino). Io ho proposto al resto del gruppo di riaprire lo storico gazebo di Alcatraz. L’idea è piaciuta e abbiamo passato due ore a pulire e a sistemare sedie e tavoli. L’obbiettivo era mangiare finalmente all’aperto.

Stefano, Natalia, Irina, Nina e Lidia preparano la pasta che sarà servita poco dopo all’ombra dello storico gazebo di Alcatraz, appena rimesso in funzione con l’aiuto degli altri ospiti

Oggi è domenica 27 marzo, domani Stefano (che, tra le altre cose, coordina la corvet della cucina e gli approvvigionamenti) avrà la riunione con quello che amichevolmente abbiamo chiamato “consiglio di amministrazione”  del gruppo, formato da una rappresentante per ogni nucleo famigliare. L’argomento sarà il menu della settimana e la lista della spesa. Le ragazze sono diventate abbastanza autonome e noi stiamo imparando a conoscere le ricette tipiche della loro cucina. Oggi però le abbiamo iniziate alla grigliata umbra, il commento di Natasha e Nina è stato D.E.L.I.Z.I.O.S.O!

Stefano,Sofia,Anastasiia e la Grigliata.

Domani si inizia un’altra settimana, andiamo a letto con due obbiettivi:

  • scoprire le tradizioni della Pasqua Ucraina, in modo da non arrivare impreparati;
  • andare a prendere il cane di Liza e Zlata che ora si trova ancora in Ucraina, è arrivato da Kiev in una città a 50 km dal confine con la Romania.

 

27 marzo, Mattea Fo

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Alcatraz per l’Ucraina: aggiornamento del 17 marzo 2022

Alcuni dei bambini ospiti di Alcatraz giocano con il cucciolo di pastore tedesco Alma

Chi conosce da sempre la Libera Università di Alcatraz inizia già a parlare di “Nuova Alcatraz”. Con chi chiede delucidazioni, ci si spiega dicendo: “abbiamo riattivato la struttura come centro di accoglienza”.

Oggi, nelle mille telefonate, nei mille messaggi che si rincorrono nel gruppo del coordinamento, ci è stato chiaro che siamo diventati, in soli 11 giorni, “un centro di accoglienza per donne e bambini – per ora – dall’Ucraina”. Intanto siamo così, ma i progetti sono tanti. E, mentre scriviamo, il gruppo è alle prese con la prima lezione di italiano con Arianna e Fabrizio, volontari di Perugia.

Sono giornate intense. È passata solo una settimana dal loro arrivo, ma a noi sembra già tantissimo. Il gruppo dei volontari sta imparando a coordinarsi, stiamo imparando che ci sono mani, occhi, teste e piedi che lavorano insieme, fianco a fianco, magari non sempre con le stesse idee, ma sempre con lo stesso obbiettivo: far stare bene i nostri ospiti, anzi, le nostre ospiti.

Il nostro diario di bordo continua: oggi raccoglie le parole di Gabriella Canova e Maria Cristina Dalbosco, che hanno ascoltato racconti ed emozioni.

Inizia Gabriella che ha scritto le storie ascoltate negli ultimi due giorni.

Fino a un mese fa, la più grande preoccupazione di Albina era la scuola. Frequentava il liceo artistico. Il suo orgoglio: quelle unghie lunghe e affilate, laccate con cura. Le piace lavorare con l’argilla, mi ha mostrato con orgoglio una maschera che ha costruito: un diavolo nero e rosso con grandi corna. Un po’ inquietante, senz’altro, fermo restando che queste contraddizioni tra la dolcezza dei tratti e i pensieri scuri sono tipici degli adolescenti di tutto il mondo.

Sorrideva mai Alina, fino a quel giorno in cui mi ha mostrato nel suo smartphone quella maschera. Ha sorriso davanti alle mie esclamazioni di stupore, ha riso quando le ho detto che mi faceva un po’ paura. Ieri ha preso da parte Paola Conti e le ha chiesto quanto costasse una piastra per i capelli. Il giorno prima Paola era arrivata con due piastre e aveva chiesto: “a chi servono?” Alina non aveva risposto, poi in privato… A questo punto Paola ha portato una sua piastra da viaggio e gliel’ha data. Poi, minuti dopo, Alina è arrivata con i capelli piastrati, le unghie impeccabili e sorrideva un po’ di più, ma sempre poco.

Tocca tener conto dell’orgoglio di ognuno. Fino al giorno prima erano famiglie magari benestanti e il giorno dopo… Fare attenzione a come si porgono i doni è fondamentale. La prima sera, quando i volontari hanno chiesto se le persone volevano vestiti, scarpe ecc., nessuno ha preso niente, tranne i pigiami. Davanti agli altri tutti si vergognavano, poi un po’ alla volta, quando è stato chiaro che il magazzino era a loro disposizione e non dovevano chiedere, ecco che si sono presi quello che serviva loro.

Quando sono arrivati questi ragazzi erano seri, imbronciati, sembravo arrabbiati, e come condannarli? Poi qualche giorno di sole, un pallone, una piastra per i capelli, iniziare a studiare anche se da lontano, la prospettiva di qualche gita… Non è la soluzione ma aiuta. Non parlano volentieri di quello che hanno lasciato, ti raccontano i fatti, nudi e crudi, senza emozioni. Sono in contatto con le famiglie e i mariti che hanno lasciato in Ucraina.

Liza è un militare, lavora negli uffici. Ha conosciuto il marito 7-8 anni fa alla scuola dell’Accademia Militare. Si sono sposati e hanno avuto una bambina, Zlata. Abitavano in un quartiere a Kiev. Quando hanno iniziato i bombardamenti (proprio di casa loro, per fortuna stavano al primo piano, hanno bombardato dall’ottavo piano in su) lei è partita con la madre e la figlia. Lì è rimasto il marito di Liza, che attualmente è in un posto segreto insieme ad altre 20 persone tra militari e civili. Stanno bene, per ora hanno da mangiare e la corrente elettrica. Quando sono scappate si sono perse il cane. Quando lunedì Irish e Paola Moro hanno portato il loro labrador, la piccola Zlata ci si è sdraiata a terra, vicino, perché così faceva con il suo. Il padre di Elisa, il marito di Iryna, è scappato e si è rifugiato insieme ai vicini di casa in una scuola bombardata, senza corrente elettrica e senza acqua. Si sono sentiti fino a lunedì mattina e lui raccontava che comincia a non esserci più niente. Riescono a ricaricare il cellulare grazie ai militari… ma da allora non lo sentono più.

Nataliia è insegnate di inglese, ha viaggiato molto, ha insegnato inglese ai bambini cinesi per cinque anni. È laureata in economia internazionale. La mamma è psicologa, il papà è un costruttore e lei è qui con la nonna mentre i genitori sono rimasti in Ucraina. Il padre, prima di vederla partire le ha detto: “Vai, hai una carriera davanti, vai, considera che la tua nuova vita potrebbe essere fuori dall’Ucraina. Ti auguro di ritornare, ma prendi in considerazione l’idea che potresti non tornare, noi qui o otteniamo la libertà o moriamo”. Natalia raccontava: “i nostri uomini, se sarà necessario, moriranno per l’Ucraina”. Parla perfettamente inglese e anche altre lingue, Cinzia Monteverdi (Presidente della Fondazione Il Fatto Quotidiano) le ha già parlato sabato scorso, ci sono buone possibilità che riesca a inserirsi velocemente nel mondo del lavoro.

L’aver creato i gruppi per la cucina sta creando coesione tra le famiglie. Si stringono amicizie, ci si scambia ricette. Ormai i volontari si limitano a essere di supporto per indicare dove sono gli utensili, come si usa la lavastoviglie e ad assaggiare i piatti della cucina ucraina. Ieri il borsh con panna acida e prezzemolo era fantastico. E quello che inizialmente è stato preso come un “dovere” per ripagare dell’ospitalità (tanto che Irina non ha risposto al marito che telefonava perché era di turno in cucina) ora sta diventando una cosa loro: hanno capito che possono proporre i loro piatti, cambiare gli orari (ad esempio abbiamo anticipato la cena alle 19).

A unire tutti c’è Myhailo (che si legge Mischi), il più piccolo, due anni, lo vedi correre in giro, si farà le scale duecento volte al giorno… Diventerà un atleta.

Poi, alle 18.00 arriva un messaggio: è Maria Cristina che si aggiunge al racconto.

Sono quasi le 11 e già ci troviamo in cucina con Liza e Nataliia per organizzare il pranzo delle 13: come d’uso, in tavola verrà portata una zuppa, e oggi quello che noi chiamiamo “secondo” sarà un piatto di penne con sugo all’amatriciana! Alla zuppa pensano completamente le ragazze ucraine di turno, il sugo all’amatriciana, invece, andrà preparato insieme a Luciana, perché vogliono imparare un po’ di cucina italiana. Ci stiamo capendo un po’ in inglese e un po’ a gesti, quando dall’altra sala corre una delle giovani donne con in mano un cellulare che suona, chiamando “Liza, Liza”… ed è chiaro che dall’altra parte dello smartphone c’è il marito.

Liza e la sua piccola Zlata di 3 anni ora sono appartate in un angolo, si sente la vocina della bimba parlare col papà, il tono tranquillizzante della mamma che accompagna la chiacchierata. E poi il tono di Liza cambia un po’, diventa più serio. Slata si muove per la sala ma non ha una meta, si riavvicina alla mamma che intanto, chissà, starà raccontando come stanno, cosa fanno; e poi solo qualche monosillabo, sta ascoltando, avrà chiesto informazioni. C’è solo umanità e amore in quella lunga conversazione che si svolge in una lingua incomprensibile; eppure, il colore delle voci suona così universale…

È calato il silenzio. Attendo qualche minuto e mi avvicino con il barattolone dei biscotti appena sfornati da Luciana. E Liza mi racconta che suo marito sta bene, è felice che sia ancora vivo, lui, che sta con un gruppo di militari un po’ fuori da Kiev. Racconta che ai soldati è stato portato tanto cibo ma non hanno possibilità di cucinarlo, e allora ci pensano le famiglie che abitano nei dintorni, che cuociono le patate, la carne, le zuppe, e gliele fanno avere. Mi mostra una foto dove sono insieme, solo loro due, sono bellissimi, le faccio i complimenti. Lei ha gli occhi lucidi, mi dice che oggi lo ha visto stanco, dimagrito, “con due grandi strisce grigie sotto gli occhi”. Ma rasserenato perché la sua famiglia sta bene, al sicuro, in un ambiente pieno di cura e affetto.

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Alcatraz per l’Ucraina: l’aggiornamento di Monteverdi e Fo

Libera Università di Alcatraz, 15.03.2022

Cari donatori,
nel ringraziarvi per aver dato un contributo alla raccolta fondi per il progetto Emergenza Ucraina, vogliamo aggiornarvi in merito al lavoro che la Fondazione Fo Rame sta compiendo presso la struttura della Libera Università di Alcatraz, luogo dove abbiamo accolto un gruppo di 22 profughi ucraini. Donne e bambini.

Il progetto, oltre alla prima accoglienza e alla fornitura di beni di prima necessità, è finalizzato al recupero dell’autonomia dei profughi, attraverso un percorso che prevede in prima battuta l’acquisizione degli strumenti necessari all’inserimento nella nostra comunità e l’identificazione delle attitudini e potenzialità delle persone. Il progetto “Alcatraz per l’Ucraina” è cominciato venerdì 11 marzo scorso.

Le cose messe in cantiere fino ad oggi:

Aspetti amministrativi:
• Abbiamo raccolto i nominativi di tutti, fatto le copie dei documenti e comunicato a Comune, Prefettura e ASL la presenza di queste persone nella nostra struttura; parallelamente abbiamo raccolto le informazioni per l’inserimento dei minori all’interno delle scuole, percorso che faremo insieme agli assistenti sociali del Comune di Gubbio che stanno gestendo l’emergenza degli arrivi dall’Ucraina su territorio comunale.

Mediazione:
• Già prima dell’arrivo di questo gruppo, abbiamo attivato la collaborazione con l’Associazione Culturale “Centro Lingua e Cultura Russa in Umbria” e con l’Associazione “Donne dell’Est in Umbria” che si sono impegnati per garantire una presenza giornaliera di una mediatrice linguistica/culturale.

Salute:
• Grazie al coinvolgimento di queste associazioni, sabato pomeriggio abbiamo fatto venire una dottoressa di origine russa che ha visitato bambini e anziani verificando il loro stato di salute.

Ascolto e Conoscenza:
• Tutti i giorni, due volontarie si impegnano a creare una situazione di spontaneo “punto di ascolto”, avvalendosi dell’aiuto della mediatrice linguistica oppure delle ragazze che sanno l’inglese, durante il quale le giovani donne nostre ospiti possono raccontare la propria storia, esprimere le proprie necessità e dirci quali sono le loro passioni. L’obiettivo è cercare di stimolare il racconto e, nel caso di passioni specifiche, cercare di dargli gli strumenti/i materiali per portarle avanti. Ad esempio c’è una ragazza che ama decorare le candele, un’altra ragazza ha la passione di plasmare l’argilla. I ragazzi amano giocare a pallone, mentre uno di loro ha la passione per l’acquerello. Una delle signore è appassionata di pittura con la tecnica “diamante” (Diamond Painting). Durante questi momenti abbiamo scoperto che una delle signore è capace di usare l’uncinetto, e quindi, vista la collaborazione di una delle nostre volontarie con l’Associazione Cuore di Maglia, abbiamo pensato di coinvolgerla nella preparazione dei kit per i bimbi ricoverati nelle terapie intensive neonatali. Coltivare le proprie passioni e sviluppare le proprie potenzialità è un passo fondamentale nel recupero dell’autonomia.

La Lingua, la Scuola e attività ludico/formative:
• Ci siamo attivati per l’organizzazione di un corso di Italiano, sia per gli adulti che per i bambini/ragazzi. Troviamo fondamentale che i più giovani imparino qualche parola prima dell’inserimento nel mondo della scuola e gli adulti possano acquisire una base di italiano necessaria per un integrazione più rapida. Abbiamo anche attivato l’organizzazione di un programma di attività ludico/formative per far trascorrere il tempo a queste persone facendo qualcosa che le aiuti a distrarsi, ma che sia anche d’aiuto all’apprendimento della lingua. Le attività che stiamo organizzando nell’immediato sono: passeggiate ed escursioni nel bosco di Alcatraz, giochi di teatro per aiutare la conoscenza del gruppo e l’uso della lingua italiana, laboratori di canto, pet therapy con avvicinamento all’asino e al cavallo per i più piccoli, coinvolgendo le fattorie didattiche di zona, tornei di calcio e pallavolo, coinvolgendo i ragazzini che abitano nel vicinato. A breve verranno predisposti giochi come scivoli e altalene per i bambini. Trascorse queste prime giornate di assestamento, vogliamo attivare un corso di cucina italiana per le donne, in modo che possano prendere dimestichezza anche con ingredienti che non hanno mai utilizzato. Abbiamo ricevuto notizia che, forse, intorno al 14/16 marzo, per i ragazzi comincerà la DAD con la loro scuola a Kiev. Speriamo sinceramente che questo percorso a distanza si possa realizzare e che i loro professori lo riescano a mantenere in modo tale non perdano l’apprendimento fino a quando saranno inseriti nella scuola italiana.

Accoglienza e incontro con la comunità umbra:
• Domenica pomeriggio le famiglie che abitano in valle sono venute a salutare i nuovi ospiti, portando bambini e ragazzi che hanno contribuito a “sciogliere il ghiaccio”. Si è svolta una commovente partita a schiaccia sette, e proprio dagli adolescenti abbiamo appreso che non occorre una mediatrice linguistica, basta usare il traduttore di google per parlarsi, unico inconveniente è che così “parla lui”…
• Tra i numerosi aiuti e proposte che ci sono pervenute, un gruppo di parrucchieri ed estetisti si è proposto di venire a prestare la loro collaborazione regalando a queste persone una mezza giornata dedicata al loro benessere e cura personale.

Indipendenza:
• Grazie al lavoro dei volontari e delle mediatrici, già da sabato sera un gruppo di ragazze ha iniziato ad aiutare nella preparazione dei pasti. Ieri pomeriggio si sono organizzati dei turni per la pulizia degli spazi comuni e oggi pomeriggio si è preparato il menù della settimana in modo da poter gestire gli acquisti in maniera ponderata e con il loro coinvolgimento. Domani mattina due di loro verranno coinvolte nell’acquisto degli alimenti che mancano in dispensa (principalmente il fresco).

Continueremo a tenervi aggiornati. Nei prossimi giorni pubblicheremo i dettagli del progetto più ampio, finalizzato a costruire un modello di impresa dove queste persone possano sviluppare anche la loro indipendenza economica.

Grazie per la vostra fiducia.
A presto.

Mattea Fo
Presidente della Fondazione Dario Fo e Franca Rame

Cinzia Monteverdi
Presidente Fondazione Fatto Quotidiano

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Emergenza Ucraina: creiamo una rete di supporto per donne e bambini in fuga

Checkpoint di Uzhhorod, al confine Ucraina-Slovacchia. — Foto by Ukrinform

La Fondazione Dario Fo e Franca Rame è nata nel 2019 con l’obiettivo di mantenere la memoria delle iniziative e delle attività di Dario Fo e Franca Rame, diffondendo il loro esempio umano e creando un centro operativo in cui raccogliere, promuovere e divulgare progetti coerenti con i loro valori. L’attività svolta dalla fondazione persegue, quindi, finalità esclusivamente rappresentate dalla solidarietà sociale, culturale e ambientale.

Per dare una risposta concreta all’emergenza umanitaria in Ucraina, la Fondazione Fo Rame e la Fondazione Il Fatto Quotidiano hanno messo in piedi un’operazione di accoglienza e una raccolta fondi che consentirà di assicurare in primis alle famiglie accolte la permanenza nella struttura, prodotti alimentari e generi di prima necessità ma soprattutto realizzare un percorso di autonomia.

“Siamo entrati in contatto con Piero Verona, titolare di un’agenzia di viaggi di Pietrasanta dotata di bus turistici, e grazie alla sua  disponibilità, generosità e spirito d’iniziativa è stato possibile organizzare lo spostamento e la messa al sicuro di un gruppo di famiglie fuggite dall’Ucraina e rifugiate in un campo profughi in Romania”.

Cinzia Monteverdi, Presidente della Fondazione il Fatto Quotidiano

Un’iniziativa pensata insieme alla Fondazione Fo Rame, che ha messo a disposizione le strutture ricettive della Libera Università di Alcatraz, in provincia di Perugia, per accogliere queste persone in fuga, e che la Fondazione il Fatto Quotidiano aiuterà per il sostentamento.

“Da quando è iniziata la Guerra in Ucraina ci siamo chiesti come poter aiutare le persone che stanno scappando da quei territori. La nostra famiglia è proprietaria della Libera Università di Alcatraz, centro culturale e turistico tra Gubbio e Perugia. Con l’arrivo della pandemia abbiamo sospeso le attività in presenza e, mentre l’attacco russo all’Ucraina si faceva sempre più duro, abbiamo iniziato a ragionare sul fatto che avremmo potuto accogliere un piccolo gruppo di profughi negli spazi di Alcatraz attualmente inutilizzati”.

Mattea Fo, Presidente della Fondazione Fo Rame

“Obiettivo importante per le nostre Fondazioni è consentire a queste persone di poter immaginare e realizzare una rinascita che possa restituire loro una prospettiva di vita dignitosa. Per questo costruiremo un modello di comunità nella splendida ambientazione offerta dalla Fondazione Fo Rame che punti ad un’autonomia economica. Partendo dalla terra e recuperando le potenzialità delle persone che oggi hanno perso tutto per colpa della guerra”.

Cinzia Monteverdi, Presidente della Fondazione il Fatto Quotidiano

EMERGENZA UCRAINA

Raccolta fondi per beni di prima necessità per i profughi ucraini

La Fondazione Il Fatto Quotidiano intende supportare la Fondazione Dario Fo e Franca Rame con una raccolta fondi per assicurare a un gruppo di 30 profughi ucraini accolti nella struttura della Libera Università di Alcatraz (Gubbio) prodotti alimentari e generi di prima necessità e per fare fronte a tutte le urgenze che si presenteranno.

VAI ALL'INIZIATIVA
L’arrivo dei rifugiati ucraini nella Libera Università di Alcatraz – Un estratto dal servizio di Alberto Sofia per ilfattoquotidiano.it

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Kiev: aggiornamenti in tempo reale dalla Fondazione Soleterre

Ph. Ugo Panella – Immagine da archivio Soleterre

Di seguito pubblichiamo le note che Soleterre ci invia per aggiornarci in tempo reale sulla situazione dei piccoli pazienti oncologici in Ucraina.

 

19 marzo
7 voli aerei organizzati, 30 bambini e ragazzi malati di cancro, con le loro mamme e a volte qualche fratellino o sorellina, costantemente seguìti dai membri del nostro staff e personale medico sanitario.

Questa è solo una piccola parte di ciò che siamo riusciti a realizzare grazie al vostro sostegno, ma è una parte fondamentale perché ha portato quei piccoli pazienti qui in Italia.
Il nostro staff e i nostri psicologi in emergenza, sono sempre stati accanto a loro dal confine polacco fino al nostro Paese.
Perché anche se si è trattato di un viaggio verso la salvezza, i bambini sono molto stanchi e provati.
Ora ad occuparsi di loro ci sono le nostre psicologhe e le mediatrici culturali e ci permette di entrare ancora meglio in contatto con loro.
Oltre al sostegno sulle questioni pratiche e logistiche siamo con loro ogni giorno supportandoli emotivamente: c’è il trauma della malattia, quello della guerra, ma anche quello interculturale a cui far fronte.
Ma noi ci siamo, e voi insieme a noi.

 

17 marzo
Dallo scoppio della guerra in Ucraina abbiamo lavorato incessantemente per garantire continuità alle cure oncologiche dei nostri piccoli pazienti.
Il nostro staff ha trasferito i pazienti di Kiev a Leopoli e da qui alcuni di loro hanno già varcato il confine con la Polonia per essere accolti negli ospedali in Italia.
Stiamo garantendo supporto psicologico, mediazione linguistica, cure mediche e accoglienza.
Stiamo rifornendo di farmaci i reparti pediatrici rimasti funzionanti e sovraccarichi di pazienti, ma il nostro obiettivo è riuscire a far evacuare tutti i giovani pazienti che non possono rischiare di rimanere senza cure nemmeno per un solo giorno.
I bambini malati di cancro che si trovano ancora in Ucraina vivono una situazione pluritraumatica.

 

14 marzo
Sono atterrati a Milano Linate altri 6 giovani pazienti, con le loro mamme e una sorellina.

Le parole del nostro presidente Damiano Rizzi: “La condizione psicologica e fisica di mamme e bambini, dopo ore estenuanti di viaggio, e con la necessità di cure costanti, è al limite della sopportazione umana: Stiamo lottando contro il tempo e non è possibile sprecare nemmeno un minuto, non ci fermeremo finché tutti i nostri piccoli pazienti saranno portati in luoghi adatti per proseguire le cure oncologiche. Per questo continueremo il nostro impegno con la Centrale Regionale Operativa Soccorso Sanitario e Areu, un’operazione di coordinamento sanitario di eccellenza che dimostra come la professionalità, la tempestività e l’umanità siano coniugabili creando azioni concrete che salvano vite umane”

Alcuni bambini provengono direttamente dall’ospedale pediatrico di Leopoli, altri erano arrivati lí nei giorni precedenti dagli ospedali di Kiev. Hanno viaggiato in treno e in bus fino in Polonia e dopo essere stati visitati si sono imbarcati a Rzeszów su un volo messo a disposizione da Areu in collaborazione con la Protezione Civile e Regione Lombardia.
Salgono così a 24 i giovani pazienti ora in Italia, ma come afferma Damiano Rizzi, il nostro impegno non si ferma.

 

13 marzo
“Una piena riprovazione e condanna agli attacchi armati contro i civili che da questa mattina riguardano anche l’area vicina alla città di Leopoli dove Soleterre e Fondazione Irccs Policlinico San Matteo Pavia hanno una collaborazione storica con il Western Ukrainian Specialized Children’s Medical Center nell’ambito della cura dei tumori infantili leucemici mediante la creazione di un centro di trapianto di midollo, finanziata dalla Fondazione Rosa Prístina.

Dall’alba, con il board dell’ospedale e le autorità locali cerchiamo di comprendere gli eventuali piani di evacuazione.
Al momento un primo nucleo di bambini verrà trasferito in Polonia e poi in Italia vista la modalità di guerra ibrida in atto, senza più alcuna distinzione negli attacchi a militari o a civili ucraini.
Non ci sarebbero già da ora le condizioni per restare in ospedale.
Nello stesso tempo evacuare l’ultimo importante ospedale rimasto comporta scelte molto complesse e non immediate”.
Damiano Rizzi, Presidente di Soleterre

 

10 marzo
L’attacco all’ospedale pediatrico di Mariupol è un crimine contro l’umanità. Probabilmente anche questa parola non è sufficiente per contenere l’orrore che stiamo provando. Visto da una pediatria assume connotazioni ancora, se possibile, più feroci. Con Soleterre Onlus possiamo solo dare risposte concrete sul versante opposto di cura e tutela della vita, a partire dall’infanzia. Mentre scrivo 3 tonnellate di farmaci chemioterapici, antibiotici, antidolorifici e materiale medicale sono entrati in Ucraina grazie alle donazioni di molte persone che vogliono vedere proseguire la vita. I farmaci sono a Leopoli (ospedale in cui stiamo curando 90 bambini oncologici) e a Ternopil (ospedale di appoggio nei trasferimenti da Est a Ovest dei bambini) dove ci stiamo preparando per un trasporto speciale di farmaci verso Kiev dove gli ospedali pediatrici stanno ancora curando bambini oncologici (circa 100 nei diversi ospedali dell’Est Ucraina) che gradualmente trasferiremo negli ospedali a Ovest. Continuano, infatti, i trasferimenti dei pazienti oncologici dall’Ucraina ad altri Paesi – tra cui l’Italia. In atto il più grande trasferimento di pazienti pediatrici oncologici mai accaduto nella storia.

Damiano Rizzi, Presidente di Soleterre

 

Milano, 8 marzo
A distanza di quattro giorni dai primi due voli, oggi alle 14 sono atterrati a Milano Linate altri 5 bambini e ragazzi tra i 3 e i 15 anni accompagnati dalle rispettive mamme e da alcuni fratelli.
Fino a una settimana fa si trovavano nei sotterranei della nostra Casa d’Accoglienza e dell’Istutito del cancro, entrambi a Kiev: giorni interminabili di spostamenti tra i reparti e i bunker.
Hanno percorso oltre 2.000 chilometri e affrontato lunghe ore di viaggio, costantemente assistiti da personale medico sanitario per garantire loro cure salvavita. Da Kiev in treno fino a Leopoli sempre accompagnati dal nostro staff ucraino, poi in bus fino in Polonia a Rzeswóv dove hanno trovato ad accoglierli il nostro staff tra cui due psicologi. Oggi sono partiti in aereo per raggiungere l’Italia insieme al personale medico sanitario specializzato, una nostra psicologa ucraina che è sempre stata al loro fianco, il nostro presidente Damiano Rizzi e Licia Ronzulli, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.
Ad accoglierli a Milano Linate era presente il personale sanitario proveniente dai due ospedali che prenderanno in cura i bambini: l’Istituto dei Tumori di Milano, gli Ospedali Civili di Brescia, l’assessore alla protezione civile della Regione Lombardia, Pietro Foroni, e il Direttore generale di Areu, Alberto Zoli.
Ringraziamo tutte le persone che hanno reso possibile questo viaggio e che si stanno adoperando tutt’ora per garantire ai giovani pazienti e alle loro famiglie la miglior accoglienza possibile e le migliori cure.

 

8 marzo
Il viaggio verso l’Italia sta diventando realtà per altri bambini e adolescenti malati di cancro che abbiamo evacuato da Kiev.
Ieri dopo aver viaggiato in autobus verso la Polonia con le loro famiglie e il nostro staff, insieme a Iana la nostra collega ucraina, sono stati accolti dai nostri psicologi, tra cui Ivan Giacomel, che si è recato a Rzeszow (al confine tra Polonia e Ucraina) per dar loro tutto il supporto psicologico possibile.
Siamo pronti ad accoglierli oggi in Italia: in giornata infatti i bimbi e i ragazzi prenderanno un volo diretto verso Milano per poi essere trasferiti in alcuni ospedali lombardi per continuare le cure.
Grazie a tutti voi che state rendendo questo possibile.

 

7 marzo
Le cure per i bambini e i ragazzi arrivati al San Matteo di Pavia e all’Istituto dei Tumori a Milano stanno proseguendo, sono tutti accompagnati dalle loro mamme e per alcuni c’è anche la compagnia di una sorellina o della nonna, al momento ospitate in strutture di accoglienza sul territorio.
La situazione in Ucraina è drammatica e spesso le famiglie si disperdono nella confusione della fuga dai bombardamenti.
Questi bambini e ragazzi stanno vivendo una situazione pluri traumatica, ogni giorno devono affrontare cure e terapie molto dolorose, non sono solo lontani dalle loro case e dagli affetti ma, come vi avevamo già accennato, anche se ora sono al sicuro la preoccupazione per la guerra nel proprio Paese è comunque molto alta, così come la paura di non riuscire a rintracciare o rivedere i propri familiari e amici.
Il ricordo dei bombardamenti è ancora vivido.
Le nostre psicologhe sono quotidianamente al fianco dei giovani pazienti e dei loro genitori per garantire tutto il supporto emotivo necessario; abbiamo anche fornito alle famiglie tablet e sim nella speranza che possano riuscire a rintracciare le persone a loro care e alleviare almeno un po’ le loro preoccupazioni.
Ringraziamo di cuore tutto lo staff delle strutture che hanno accolto i parenti dei pazienti ricoverati: AGAL Onlus e Salute Donna Onlus.

 

6 marzo
È arrivato all’Ospedale Pediatrico di Leopoli il primo carico di farmaci: analgesici, antidolorifici, antibiotici e chemioterapici salva vita.
Questa spedizione è fondamentale per l’Ospedale, perché al momento registra un numero 3 volte più alto del solito di pazienti a causa dei flussi di persone in fuga dalle città più a est dell’Ucraina. Entro una settimana l’Ospedale sarebbe rimasto a corto di farmaci, come ci aveva segnalato il Dr. Roman Kizyma, primario del reparto di oncologia pediatrica.
In Ucraina ormai è difficile reperire farmaci e al confine la situazione è caotica.
Ma non ci fermeremo perché proseguire le cure è fondamentale per questi bambini e ragazzi: il secondo carico di farmaci è già in viaggio e il terzo è partito proprio ieri.
Ringraziamo il Dr. Roberto Brambilla, volontario di Soleterre che ha coordinato le operazioni per la raccolta farmaci, stoccaggio e invio dall’Italia, la protezione civile di Vimercate, AREU di Regione Lombardia e il Lions Club di Varsavia per il grandissimo supporto e disponibilità.

 

Pavia, 4 marzo
Stamattina le nostre psicologhe Francesca e Titiana (quest’ultima parla ucraino) hanno incontrato le mamme e i bambini arrivati ieri dalla Polonia e ricoverati ora al San Matteo di Pavia.
I piccoli e le loro mamme sono ovviamente molto stanchi per il viaggio oltre che per le cure contro il cancro (alcuni dei piccoli hanno subìto operazioni chirurgiche poco meno di due settimane fa…). Ma la loro non è solo fatica fisica, è anche mentale. La preoccupazione e il senso di colpa per aver lasciato in Ucraina il resto della loro famiglia sono forti. Molti di loro non sanno dove si trovano gli altri parenti, né riescono a mettersi in contatto con loro. Addirittura una delle mamme non riesce a rintracciare il proprio figlio di 15 anni.
La riconoscenza però per essere arrivati qui è pari a questa sofferenza e anche essere ascoltati è per loro importante. Da oggi e per i prossimi giorni, il supporto psicologico sarà fondamentale per loro per elaborare tutte queste emozioni e paure, e saremo al loro fianco in ogni momento.
È stata una mattina davvero emozionante anche per i nostri psicologi, anche stavolta posti di fronte al fatto che le cose importanti della vita sono spesso quelle a cui meno pensiamo e di cui ci rendiamo conto solo in momenti difficili.

 

Milano, 3 marzo
Poco prima delle 14, grazie a un volo coordinato da Areu Lombardia, sono arrivati a Linate i primi 6 bambini malati oncologici che eravamo riusciti a trasferire in Polonia dall’Ucraina.
Saranno presi in cura dal San Matteo di Pavia e dall’Istituto dei Tumori di Milano.
Ad accogliere i bimbi e le loro famiglie c’erano il Presidente di Soleterre Damiano Rizzi e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Abbiamo seguito questi bambini dal bunker a Kiev, all’autobus verso la Polonia e ora sono qui in Italia.
Siamo davvero felici e vi ringraziamo con tutto il cuore per il sostegno che stiamo ricevendo in questi giorni terribili.

 

Milano, 2 marzo 
Tutti i pazienti pediatrici oncologici sono stati da noi portati nella notte fuori Kiev.
Hanno viaggiato con il personale medico e stiamo lavorando per portarli fuori dall’Ucraina, al sicuro in ospedali europei.
Il messaggio del referente nazionale ucraino per l’oncologia pediatrica, dott. Grigory Klymniuk, è illuminante: “Grazie per l’eccellente operazione di evacuazione dei nostri bambini. Il supporto, tutto il supporto, che ci state facendo sentire è la condizione che renderà impossibili nel futuro le guerre”.
Nel nostro ospedale di Leopoli intanto stiamo valutando le condizioni di salute di tutti i bambini arrivati per capire se possano essere trasportati in Polonia, oltre il confine, o se debbano essere prima stabilizzati per un po’ più di tempo.
Oggi poi arriverà anche un importante carico di medicinali dall’Italia.
Grazie a tutti voi per il supporto e l’aiuto.

Damiano Rizzi, Presidente di Soleterre

 

Milano, 1 marzo
La situazione sta degenerando, i carri armati russi cominciano ad accerchiare la città, non c’è più tempo: abbiamo evacuato di urgenza 18 bambini oncomalati gravi con le loro famiglie dai due ospedali di Kiev – rispettivamente dall’istituto del cancro e dall’istituto di neurochirurgia di Kiev- e dalla nostra struttura di accoglienza, la Dacha. L’obiettivo è farli arrivare in sicurezza in Polonia, via Leopoli, dove stiamo continuando a garantire le cure a 36 piccoli pazienti.

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Il video-messaggio di Damiano Rizzi presidente di Soleterre

I ringraziamenti del Presidente della Fondazione Soleterre Damiano Rizzi a tutti coloro che hanno fatto una donazione per i bambini oncologici ucraini.

La generosità di chi ha partecipato alla raccolta fondi permetterà a Soleterre di continuare ad approvvigionare 4 centri ospedalieri: l’Istituto Nazionale del cancro di Kiev, la Neurochirurgia pediatrica di Kiev, l’Oncologia pediatrica di Ternopil, e l’Ospedale di Leopoli.

“In questo momento il nostro compito è quello di prenderci cura dei pazienti oncologici. E mai come in questo caso la donazione significa molto di più di un corrispettivo in medicinali, significa anche un’adesione ad un’idea di mondo in cui si possano costruire e creare legami di pace tra le persone”.

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Kiev, struttura evacuata d’urgenza: non fermiamo le cure per i bambini con il cancro

Ospedale di Kiev

Fondazione Soleterre è una ONG che dal 2003, insieme al proprio partner e associazione gemella Fondazione Zaporuka, lavora in Ucraina, dove ha realizzato interventi strutturali, garantito strumentazione medica e forniture di farmaci nei reparti dell’Istituto del Cancro e dell’Istituto di Neurochirurgia di Kiev, e aperto una casa d’accoglienza per ospitare gratuitamente i tanti bambini malati in cura a Kiev, ma che provengono da zone remote del paese.

Prima dell’intervento di queste due associazioni, le famiglie dei piccoli pazienti dormivano nelle stazioni, non potendo permettersi un alloggio, avendo dovuto vendere ogni avere per acquistare farmaci e coprire le spese di viaggio. Il sistema sanitario ucraino infatti non copre completamente le spese sanitarie legate al cancro: farmaci, operazioni chirurgiche, esami diagnostici.

Negli ultimi anni, Fondazione Soleterre ha esteso il proprio intervento anche alla città di L’viv, nell’ovest del paese, per creare la prima Unità trapianti di midollo osseo per la cura dei tumori pediatrici (un progetto in collaborazione con Policlinico San Matteo di Pavia e AIEOP, Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica) e finanziato la Fondazione Rosa Pristina che permetterà di effettuare ogni anno circa 24 trapianti di midollo a bambini malati di cancro.

Quello di Fondazione Soleterre è un intervento multidisciplinare che pone al centro la salute fisica e il benessere psico-sociale dei piccoli pazienti oncologici e che ha contribuito, dal 2003 ad oggi, a innalzare i tassi di sopravvivenza, portandoli dal 55 al 64% (State Program “Paediatric Hematology and Oncology for the Period of 2011-2015” e successive), a raggiungere complessivamente oltre 28.000 bambini con i loro genitori e a formare oltre 1.600 medici, pediatri e paramedici.

Dopo le ultime drammatiche evoluzioni, gli operatori di Soleterre sono al lavoro per mettere in sicurezza i bambini malati di tumore ricoverati nell’ospedale di Kiev. I bambini della casa di accoglienza Dacha sono stati evacuati d’urgenza nel bunker dell’ospedale, ma molti medici sono assenti perché scappati dalle loro famiglie.

EMERGENZA UCRAINA

Raccolta fondi per le cure mediche dei bimbi oncomalati

Nella drammatica situazione d’emergenza in cui ci troviamo, la Fondazione il Fatto Quotidiano vuole supportare Soleterre con una raccolta fondi che  garantisca la continuità delle cure mediche per i piccoli pazienti oncologici (farmaci, materiale sanitario, chemioterapie) e il funzionamento della casa di accoglienza Dacha di Kiev (spese di gestione, utenze, affitto, personale della casa a supporto dei bambini).

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“La popolazione è stremata, non sappiamo cosa accadrà nelle prossime ore. Continuare a fornire le cure ai bambini oncomalati e metterli subito in sicurezza, queste sono le nostre priorità.  Siamo in contatto costante con il nostro staff, ci aspettiamo di tutto. La vita umana non deve essere misurata sul terreno. La lezione della storia non ci ha insegnato nulla. Noi non perdiamo la speranza di riuscire a edificare un’umanità capace di amore, di costruire, di vivere insieme”.

Il Presidente di Soleterre, Damiano Rizzi.

Una piccola paziente oncologica dell’ospedale di Kiev – Video da archivio Soleterre
Un’infermiera prepara la somministrazione della chemioterapiaVideo da archivio Soleterre
Il video-messaggio del Presidente di Soleterre Damiano Rizzi
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In attesa di nuove raccolte, sostienici con una tessera

Continua a sostenere la Fondazione il Fatto Quotidiano

Siamo orgogliosi di annunciare che, grazie alla vostra generosità, tutte le iniziative promosse dalla Fondazione hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, e che i fondi raccolti sono stati consegnati alle associazioni coinvolte.

Il nostro impegno continua con un nuovo progetto dedicato alla formazione dei giovani e al sostegno delle categorie più indigenti.

Nell’attesa di farne partire la raccolta, vi ricordiamo che è possibile continuare a sostenere la Fondazione richiedendo o regalando una Tessera.

La Tessera, al costo di 20 euro, consente di usufruire di convenzioni esclusive con teatri, spazi culturali, cinema ed eventi nazionali, e di ricevere una newsletter mensile con aggiornamenti su tutte le attività e i nuovi progetti della Fondazione.

Vai alla pagina del tesseramento

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Lettera da Alessandra Davide, Presidente Trama di Terre

Trama di Terre è un’associazione interculturale di donne attiva dal 1997. Il suo obiettivo è accogliere e costruire relazioni tra donne native e migranti, promuovere i diritti di autodeterminazione di tutte e contrastare discriminazioni e violenza, in tutte le sue forme.

“E poi, come ha scritto nonna Rocìo in uno scontrino, ci sono tutti quelli che fanno quello che possono. Il mondo è fatto di persone che fanno quello che possono. E loro, in qualche modo, sono arte”. ― Sara Fruner, L’istante Largo.

L’Associazione Trama di Terre ringrazia tutti quelli che fanno quello che possono e che hanno permesso alla Fondazione il Fatto Quotidiano di raccogliere preziose risorse da destinare a donne che hanno intrapreso con dolore, fatica e fermezza un percorso di emancipazione dalla violenza.

Ringraziamo sentitamente Cinzia Monteverdi, per averci coinvolto in questo temerario progetto che mira a sostenere economicamente le donne in momentanea difficoltà.

La violenza maschile produce un elevato costo, non solo emotivo per chi è direttamente coinvolto, ma anche economico e sociale. Le donne costrette a lasciare la propria casa, la propria vita e le proprie abitudini, per il benessere psicofisico e la sicurezza, si ritrovano a dover (r)iniziare tutto da principio. Purtroppo lo Stato non sempre, anzi raramente, si manifesta in loro sostegno in modo repentino e adeguato, anche a livello economico.

Questo governo, silente su vere politiche a contrasto della violenza maschile e dei femminicidi, ha presentato la misura del Reddito di Libertà come una risposta alle conseguenze che produce la violenza maschile. Si tratta, però, di una risorsa mensile di 400 euro che non basta neppure a pagare l’affitto di un appartamento. E in molte regioni le risorse non saranno sufficienti per rispondere alle richieste.

Inoltre continuano a mancare risorse adeguate per Centri Antiviolenza, Case rifugio, formazioni ad operatrici/ori socio sanitari e legali. Questi sono gli attori fondamentali che lavorano ogni giorno affinché la violenza maschile venga intercettata, fermata e sanzionata senza che le donne subiscano vittimizzazione secondaria.

Eppure, ancora oggi, molte lavoratrici nei Centri Antiviolenza sono sottopagate o sostituite da attiviste volontarie e gli operatori/trici sono comunque insufficienti per garantire risposte efficienti. Gli interventi di prevenzione sono troppo spesso affidati alla volontà dei singoli più sensibili, o peggio a bandi annuali che non sono sempre garantiti. Sostanzialmente, non solo mancano a bilancio risorse che assicurino politiche integrate e programmate su lungo periodo, ma una politica di genere e trasversale che intervenga su temi come lavoro, casa, welfare e salute, con l’obiettivo di sradicare la radice della violenza maschile contro le donne: le discriminazioni secolari.

Lo Stato è quindi latitante, come lo è stato con la morte di Adelina Sejdini, abbandonata dai sostegni governativi dopo avere collaborato ad arrestare sfruttatori della prostituzione e morta suicida a Roma a novembre scorso. Lo Stato continua solo ad elargire briciole a noi donne che con la nostra pelle e con le nostre denunce, invece, diamo vita a un processo di emancipazione per l’intera società civile. A riempire il vuoto delle risorse destinateci dagli enti pubblici è arrivato l’appoggio della Fondazione il Fatto Quotidiano che ha riconosciuto il valore del lavoro dei Centri Antiviolenza, rispondendo con questa raccolta alle nostre richieste di più sostegno economico per le donne stesse.

“Il movimento civile ha dimostrato che quando l’uguaglianza viene garantita per legge ma i livelli di coscienza rimangono gli stessi, fatalmente dominio e oppressione finiscono per riaffermarsi e dell’uguaglianza non resta che l’apparenza.” ― bell hooks, Scrivere al buio

La politica deve assumersi la responsabilità della violenza economica e della povertà, per lo più vissuta dalle donne. Ci auguriamo che questo vostro gesto di solidarietà possa servire a riportare all’attenzione del governo la violenza economica agita nei confronti delle donne: una violenza usata dagli uomini maltrattanti, una violenza conseguente alle nostre denunce e una violenza istituzionale strutturata contro tutte le donne.

Abbiamo contribuito a costruire il progetto “Borse di autonomia” della Fondazione il Fatto Quotidiano perché riteniamo che a tale problema non si debba rispondere solo con forme di beneficenza, ma con politiche strutturate. Per questo motivo vi ringraziamo ancora, poiché non solo con il vostro impegno avete fornito nuove opportunità di vita ad alcune donne, ma soprattutto perché avete dato ai Centri Antiviolenza la possibilità di accendere i riflettori su una delle discriminazioni più ostativa all’autonomia, all’indipendenza e all’autodeterminazione delle donne.

Un caro saluto

Alessandra Davide
Presidente Trama di Terre

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Il nostro impegno con la CRI-Susa per i migranti al confine

di Cinzia Monteverdi

Oggi, i migranti che transitano per la Val di Susa sono soprattutto famiglie in arrivo dalla rotta balcanica. Ci sono bambini, neonati e donne incinte, tutti esposti, senza mezzi adeguati, alle rigide temperature del luogo.

“Fermiamo il naufragio di civiltà”; “Finisca il rimbalzo di responsabilità”; “Paura e cinico disinteresse uccidono. È tragico che in Europa qualcuno la consideri una questione che non lo riguardi”; “Chiusure e nazionalismi portano a conseguenze disastrose”. Sono anche parole come queste, quelle di un grande uomo che si chiama Francesco, il nostro Papa, esempio di cristianità sia per i laici sia per i cattolici, a spingerci con la Fondazione del Fatto Quotidiano ad affrontare un nuovo progetto.

Siamo stati contattati dalla Croce Rossa Italiana di Val Susa perché la aiutassimo ad assistere i migranti. Dal 2017 la Valle di Susa, naturale corridoio di collegamento tra l’Italia e la Francia, vede il transito di migliaia di persone migranti che tentano di valicare le Alpi in cerca di un futuro migliore; provengono dalla rotta mediterranea o dalla via dei Balcani. Nel compiere questo viaggio si espongono a grandi rischi, specie nel periodo invernale: rischiano di morire di stenti e di freddo.

Il lavoro dei volontari della Croce Rossa Italiana è fondamentale. Hanno l’obiettivo di proteggere i migranti fornendo ogni giorno e ogni notte aiuto materiale (con coperte termiche e bevande calde), informazioni, possibilità di un ricovero notturno o di un intervento in caso di emergenza. Spesso si ritrovano ad assistere intere famiglie con bambini piccoli. E anche in questo caso – come per gli altri progetti che ha in corso la Fondazione, e per i quali in poco tempo abbiamo raggiunto i risultati sperati – vogliamo sottolineare il lavoro meraviglioso dei volontari. Che anche in Valle di Susa ogni giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro, assistono persone nel tratto più difficile del loro percorso verso una vita migliore.

L’articolo completo è su ilfattoquotidiano.it

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Non c’è tempo da perdere: aiutiamo chi rischia di morire di freddo e di stenti

Oggi, i migranti che transitano per la Val di Susa sono soprattutto famiglie in arrivo dalla rotta balcanica. Ci sono bambini, neonati e donne incinte, tutti esposti, senza mezzi adeguati, alle rigide temperature del luogo.
Il Comitato CRI di Susa è un’articolazione territoriale della Croce Rossa Italiana che opera in Val di Susa dal 1998 e si occupa prevalentemente di attività sanitarie, di inclusione sociale e di risposta alle emergenze, supportando tutti coloro che si trovano in condizione di vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione.

Dal 2017, la Val di Susa, naturale corridoio di collegamento tra l’Italia e la Francia, vede il transito di migliaia di persone migranti che tentano di valicare le Alpi in cerca di un futuro migliore; provengono dalla rotta mediterranea o – sempre più spesso – dalla via dei Balcani. Tale fenomeno presenta molte criticità dovute alla morfologia del territorio e alle rigidissime temperature del periodo invernale che rischiano di compromettere l’incolumità dei migranti stessi che nel compiere questo viaggio si espongono a grandi rischi.

Il lavoro dei Volontari della Croce Rossa Italiana è teso a portare aiuto e assistenza in favore di queste persone, con l’obiettivo di proteggere la loro vita fornendo ogni giorno e ogni notte aiuto materiale (con coperte termiche, pasti e bevande calde), informazioni, possibilità di un ricovero notturno e intervento in caso di emergenza.

Lesioni di quarto grado in uno dei migranti soccorsi dalla CRI.
NON C’È TEMPO DA PERDERE
Un congelamento severo può provocare la distruzione dei tessuti cutanei e dei vasi sanguigni sottostanti compromettendo in modo definitivo la funzionalità dell’area coinvolta.
FORNITURA MENSILE #1 | 5.000 EURO

Kit di assistenza

Croce Rossa Italiana – Comitato di Susa da assistenza ogni mese a oltre 1.000 migranti al confine alpino Italia/Francia. Si tratta di persone in transito, spesso famiglie con bambini, che affrontano un percorso molto difficile, soprattutto nel periodo invernale.

La Fondazione vuole supportare Croce Rossa Italiana con la donazione di 500 kit di assistenza comprensivi di coperta termica, mascherine chirurgiche, gel lavamani, acqua, barrette energetiche, scaldamani/piedi e poncho antipioggia al costo di 10,00 euro a kit, per un totale di 5.000 euro.

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FORNITURA MESILE #2 | 5.000 EURO

Pasti e bevande autoriscaldanti

Croce Rossa Italiana – Comitato di Susa da assistenza ogni mese a oltre 1.000 migranti al confine alpino Italia/Francia. Si tratta di persone in transito, spesso famiglie con bambini, che affrontano un percorso molto difficile, soprattutto nel periodo invernale.

La Fondazione vuole supportare Croce Rossa Italiana con la donazione di 1.000 pasti/bevande autoriscaldanti al costo di 5,00 euro per ogni pasto, per un totale di 5.000 euro.

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Cinzia Monteverdi: l’impegno della nostra Fondazione

Scrivere un articolo per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne è particolarmente difficile per me. Soprattutto in questo periodo storico, in cui leggiamo ogni giorno di brutali femminicidi, spesso accompagnati oltretutto dalla violenza sui bambini.

Perché la ferocia con cui vengono colpite le donne è talmente alta che le si uccidono anche i figli. Difficile rimanere lucide dopo aver letto, ad esempio, della strage di Sassuolo accaduta i giorni scorsi: due donne e due bambini, uno di 5 anni e l’altro di due, tutti accoltellati. La rabbia mi porta a pensare “menomale che si è ucciso anche lui”. Mi dispiace, certamente non sarà un approccio cristiano il mio perchè la violenza non si annienta con la rabbia. Allora in questa giornata ho deciso di pensare solo alle iniziative che mirano a migliorare le cose, e alle associazioni che svolgono un lavoro importantissimo per aiutare le donne che scappano dalle violenze nelle mura domestiche. Noi, con la Fondazione Umanitaria il Fatto Quotidiano, siamo partiti da pochissimo scegliendo di aiutare Trama di terre, onlus di Imola che si occupa proprio di aiutare le donne sopravvissute che scappano per cercare faticosamente di ricominciare a vivere senza paura. In sole due settimane, grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto, abbiamo già raggiunto ottimi risultati e potremo presto consegnare i fondi raccolti per aiutare queste giovani ragazze che devono rifarsi una vita autonomamente con moltissime difficoltà, comprese quelle economiche. Questi aiuti, che abbiamo chiamato “borse di autonomia”, possono sembrare poca cosa rispetto agli innumerevoli casi che gridano aiuto. Ma è comunque una grande soddisfazione che rende un po’ più leggero quel senso di impotenza che si prova quando leggiamo quelle notizie terribili. Queste iniziative devono moltiplicarsi soprattutto per incoraggiare le donne che non hanno il coraggio di scappare perché hanno paura, e si sentono umiliate e senza una via di fuga. Devono denunciare, e avere la certezza che non sono sole. Che qualcuno le aiuterà.

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La Fondazione si racconta, la diretta Facebook alle 12:00

Nella giornata internazionale del 25 novembre, la Fondazione il Fatto Quotidiano racconta il suo impegno contro la violenza sulle donne.

Costituita a settembre, la Fondazione è nata con l’obiettivo di affiancare alle parole i fatti promuovendo progetti umanitari per le fasce più deboli, in collaborazione con associazioni che già operano sul territorio. Come Trama di Terre, onlus in prima linea da oltre 24 anni nell’accoglienza delle donne sopravvissute alla violenza maschile per la quale la Fondazione ha aperto una raccolta per finanziare borse di autonomia per le donne e le giovani ragazze che si stanno ricostruendo una nuova vita. Ne discutono, alle 12 in diretta sulla pagina Facebook del Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.itCinzia Monteverdi, presidente e AD di SEIF e della Fondazione, Maddalena Oliva, vicedirettrice del Fatto Quotidiano, e Martina Castigliani, giornalista del fattoquotidiano.it e membro del comitato di indirizzo della Fondazione.

Rivedi la diretta Facebook.

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Intervista a Yvette Samnick, operatrice per Trama di Terre

Yvette Samnick è una delle operatrici dell’associazione Trama di Terre, la onlus che da oltre 24 anni si occupa dell’accoglienza delle donne, native e migranti, sopravvissute alla violenza maschile e con la quale la Fondazione il Fatto Quotidiano ha lanciato le “borse di autonomia” per permettere alle giovani ragazze in fuga di emanciparsi e autodeterminarsi.

Samnick ha voluto raccontare la sua storia – di cui pubblichiamo solo un estratto – a Martina Castigliani sul fattoquotidiano.it in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Nata in Camerun, è arrivata in Italia con una borsa di studio per l’Università della Calabria ad Arcavacata di Rende dove si è laureata in Scienze politiche. Lì ha conosciuto un uomo di cui si è innamorata ma che, subito dopo la gravidanza, l’ha resa vittima di violenze fisiche e psicologiche. Finché non è riuscita ad andarsene e denunciare. Ma non tutte ci riescono e, soprattutto, il peggio inizia dopo. Per questo, dice, è urgente che si mettano in campo meccanismi di protezione subito dopo la denuncia, e i centri antiviolenza sono fondamentali.

Stiamo sbagliando il modo in cui raccontiamo la violenza contro le donne?
Io per oggi ho rifiutato tutte le interviste. È tipico della cultura patriarcale: mi cercano perché vogliono ascoltare la donna vittima che si lamenta. Ma io sono stufa, non voglio essere vista così. Ho già pianto abbastanza.

E come vuole essere vista?
Non serve a niente che racconti quanti schiaffi ho ricevuto, perché chiunque ha sentito parlare di violenza fisica sa di cosa si tratta. Voglio invece ragionare su quello che ho vissuto, su dove sono arrivata e i percorsi che ho fatto con i centri antiviolenza. Queste sono riflessioni che possono interessare le donne che vivono la mia stessa situazione.

Partiamo dall’inizio. Come si finisce in una storia violenta?
Le dinamiche della violenza in un rapporto affettivo iniziano dal primo giorno, dal primo secondo che incontri l’uomo maltrattante. Possibile che sia così presto? Sono segnali impercettibili. Quando penso alla mia storia, so che sono iniziati fin dal primo giorno e io non ero attenta.

L’intervista integrale è disponibile su ilfattoquotidiano.it

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Aiutiamo chi deve mettersi in fila per mangiare, insieme a Pane Quotidiano

Gli ospiti di Pane Quotidiano sono cambiati profondamente negli anni. Oggi ci sono moltissimi anziani che non riescono ad arrivare a fine mese e che, con dignità, si mettono in fila ogni giorno per ricevere un aiuto.

Pane Quotidiano è un’Associazione laica, apartitica e senza scopo di lucro, fondata a Milano nel 1898, con l’obiettivo di assicurare cibo, ogni giorno, gratuitamente, alle fasce più povere della popolazione e a chiunque versi in stato di bisogno e vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione.

L’idea, semplice ma rivoluzionaria, che ha animato questa associazione sin dalla sua nascita è che il pane non debba mai mancare a nessuno e pertanto la sua distribuzione gratuita non sia un atto di carità, ma di responsabilità. Da allora Pane Quotidiano porta avanti questo impegno e ha integrato all’interno della distribuzione anche altri alimenti come latte e yogurt, formaggi, salumi, pasta, riso, frutta, verdura e dolciumi. Nelle due sedi milanesi del Pane Quotidiano, grazie al preziosissimo contributo dei volontari e al sostegno dei donatori, ogni giorno vengono donate razioni alimentari a chi ne ha bisogno, senza alcun tipo di distinzione e nel pieno rispetto di un motto ormai secolare, allora concepito per la tutela e la salvaguardia della dignità degli ospiti:

Sorella, fratello, nessuno qui ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni”.

FORNITURA #1 | 10.500 euro

Fornitura mensile di sacchetti

Pane Quotidiano fornisce supporto alimentare a più di 3.000 persone al giorno. I sacchetti per il trasporto di alimenti e generi di prima necessità costituiscono uno dei bisogni principali dell’associazione: ogni anno ne vengono usati circa 1.800.000.

La Fondazione vuole supportare Pane Quotidiano con la donazione di 150.000 sacchetti, fabbisogno di 1 mese. Al costo di 7 centesimi a sacchetto, un totale di 10.500 €.

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FORNITURA #2 | 6.000 EURO

Fornitura mensile di pannoloni

Oltre ai prodotti alimentari, Pane Quotidiano distribuisce ogni giorno anche generi di prima necessità, tra cui i pannoloni. Ne conosciamo tutti il costo e sappiamo che molte persone che ne avrebbero bisogno non possono permetterseli.

La Fondazione vuole supportare Pane Quotidiano con la donazione di 300 pacchi di pannoloni. Al costo di 20 euro al pacco, un totale di 6.000 €.

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